Il grillo, conosciuto anche come Riddu,  ha una storia abbastanza recente e può essere considerato il più moderno tra i vitigni a bacca bianca coltivati in Sicilia. Questo vitigno è frutto dell’incrocio tra catarratto bianco e zibibbo (moscato di Alessandria), messo a punto dal barone Antonio Mendola (1827-1908) di Favara (AG). Agronomo e “breeder”  appassionato,  si dilettava a creare nuovi incroci e vantava  una collezione di oltre 4000 varietà di viti. Il vero e proprio atto di nascita del grillo, inizialmente denominato moscato Cerletti, fu nel 1874,quando il barone Mendola scrisse nel suo diario: “ seme di Catarratto bianco (fu) fecondato artificialmente col Zibibbo nella fioritura del 1869 nel mio vigneto Piana dei Peri presso Favara; raccolto a 27 agosto dello stesso anno; seminato in vaso a 3 marzo 1870 e nato verso il 20 maggio. Nel 1871… trassi una piccola mazza (marza) e la innestai nel febbraio 1872 sopra un robusto ceppo … onde affrettare la fruttificazione e così ebbi il piacere di gustarne i primi grappoli nell’autunno 1874”.  Oggi il vitigno viene inserito nell’uvaggio delle Doc della Sicilia centro occidentale ma si sta diffondendo anche in tutto il resto della regione. Il grillo può dare origine a vini di grande spessore organolettico, sapidi e profumati, con sentori che variano dal gelsomino al melone bianco, dalla pera all’ananas, agli agrumi, all’ortica e al pepe verde.  Una particolarità del grillo è quella di essere ottimo come vino invecchiato, vocazione insolita per un vino bianco.

gri

Il catarratto è uno dei vitigni storici e più caratteristici della Sicilia. Progenitore della garganega, uva molto diffusa in Veneto, ha conosciuto grande fortuna nella metà del Novecento per via della sua grande produttività e  fu  utilizzato nei secoli scorsi prevalentemente insieme al grillo e all’inzolia per la produzione del Marsala. Il successivo declino del famoso vino liquoroso ha portato a una progressiva diminuzione della coltivazione del catarratto che ha perso parte della sua importanza a vantaggio di vitigni internazionali, commercialmente più conosciuti e remunerativi. Negli ultimi anni, grazie alla valorizzazione delle uve autoctone vinificate in purezza, si sono però riscoperte le qualità di questo vitigno, il quale rappresenta oggi una delle eccellenze dell’isola. Vigoroso e produttivo, tradizionalmente coltivato ad alberello, è in grado di raggiungere molto bene il giusto livello di maturazione delle uve. Il catarratto può dare vini interessanti, dotati di vivace acidità, una nota alcolica contenuta e una nitida vena minerale. Il vino ha un colore giallo paglierino con un bouquet caratterizzato da profumi di biancospino, gelsomino, erbe aromatiche, agrumi e frutta bianca.

uva2

Il grecanico è un vitigno a bacca bianca autoctono siciliano, introdotto nel sud Italia nell’VII secolo a.C dai colonizzatori Greci. Le informazioni scritte sul vitigno sono risalenti però al tardo Rinascimento, quando, nel 1696 il Cupani citò un vitigno chiamandolo Grecani. Nel 1835 fu invece l’abate Geremia a descriverlo nel suo trattato Stafulegrafia , indicandone l’ubicazione in tutto il Trapanese. Oggi il vitigno viene coltivato sporadicamente anche nel catanese e in provincia di Caltanissetta. Il grecanico viene spesso impiegato in uvaggi con altri vitigni a bacca bianca ed offre dei vini dal discreto corredo di aromi floreali e fruttati, con note di melone bianco, ananas, susina e pesca e certe volte, dopo l’evoluzione, di cioccolato e meringa.

gre

Lo zibibbo, originario dell’Egitto, viene coltivato a  Pantelleria ed è stato introdotto in Sicilia presumibilmente dai Fenici. Il termine “zibibbo” ha un’interessante origine derivante dalla parola araba “zabib” che significa “uva passa” o “uvetta”, ed infatti le uve  prodotte da questo vitigno si prestano bene ad essere sottoposte ad essiccazione in seguito alla raccolta. Il 26 Novembre 2014 lo zibibbo fu dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità  per la pratica agricola della coltivazione della vite ad alberello, tipica di Pantelleria. In Sicilia e con particolare successo nelle zone tra Erice e Mazara del Vallo, lo zibibbo viene oggi coltivato con una coltura moderna a cordone speronato.  L’uva zibibbo matura abbastanza tardivamente e presenta grappoli voluminosi e per la sua particolare dolcezza è ottima anche come uva da tavola. Dallo zibibbo si ricava un vino di gran corpo, giallo paglierino carico con riflessi dorati, aromatico ed elegante dal  profumo gradevole e fruttato, dolce con note di albicocca e mandorla.

zib